“Il Bocconcino”, a Roma il ristorante delle antiche ricette: recensione

Il bocconcino Roma_

Se cercate un posticino familiare, accogliente, rilassante e soprattutto dagli odori casalinghi della tradizione, allora vi consiglio “Il Bocconcino” a Via Ostilia, 23 a Roma.
Ci sono stata ieri sera per la prima volta, invitata per una cena alla riscoperta delle antiche ricette.

Il ristorante nasce 10 anni fa al posto di un vecchio ristorante turistico.
Gli attuali proprietri – tra cui c’è anche Giancarlo Praiola, chef per passione e farmacista di professione – decidono di rilevare le sorti di un locale che sta per chiudere e riportare in auge quella che è la tradizione di casa regionale, soprattutto romana, ormai persa.

La mia cena è cominciata con un’antica ricetta di Pellegrino Artusi, le polpette di trippa, che i cuochi del ristorante hanno cercato di riprodurre alla perfezione.
Le polpette, create con trippa ben lavorata erano impanate, fritte e cotte nel sugo di pomodoro.

Polpette di trippa Artusi

Vi consiglio di richiederle se volete cominciare con sfizio il vostro pasto e fare un salto nel tempo …culinario.


Il primo piatto servitomi è stato: tagliolini al ragout bianco di anatra. Nonostante non ci fosse pomodoro ad amalgamare il tutto, la consistenza del piatto era ben proposta e il legame tra pasta e carne, ben stretto.
Il timo fresco ha esaltato i sapori delicati della carne e della pasta.

La scelta di utilizzare molte erbe di campo come il timo, il rosmarino, la menta, a completare dei piatti già ricchi di per sé, serve a non tagliare il cordone ombelicale con la natura, la tradizione , le radici che sono le vere essenze della nostra cultura soprattutto a tavola.

tagliolini al ragout d'ana

Il secondo proposto è stato un arrosto di agnello abruzzese al forno con pecorino e rosmarino accopagnato da macco di fave e cicoria. Come stranamente potrebbe sembrare, l’abbinamento fave e cicoria non è solo un piatto pugliese, ma compare tra le ricette della tradizione laziale.
Arrosto di agnello con macco di fave e cicorie

Del dolce mi sono innamorata. Mi è stata servita una specie di zuppa inglese con pan di spagna bagnato con sambuca e crema pasticcera fatta come tradizione casalinga comanda: delicata, liscia, morbida, leggera al palato. L’ispirazione arriva da Gianfranco Vissani che in un suo libro ha rivisitato questa ricetta romana.
Scordatevi le creme pesanti dal sapore di uovo, questa è ben equilibrata tanto che vi potrebbe far ritronar bambini a quando le vostre nonne, o le vostre mamme, vi preparavano la torta alla crema per il compleanno.

zuppa dolce romana


Chiacchierando con il patron ho scoperto che i fornitori sono ben selezionati e vengono anche dall’entroterra laziale, ma anche abruzzese e da tutta Italia. La filosofia del ristorante è quella di utilizzare ingredienti a Kilomentro buono, ossia quelli che, nonostante non siano presenti nei dintorni del ristorante, garantiscano la freschezza della prima raccolta.

Il menù viene rinnovato stagionalmente a seconda degli ingredienti che, per l’appunto, la stagione offre. Potrete trovare tra gli antipasti mozzarella di bufala, supplì al telefono (secondo la ricetta storica romana), selezione di salumi e formaggi dop.
Tra i primi non mancano la cacio e pepe, l’amatriciana, ravioli di cicoria e pecorino e molti altri. I secondi piatti ospitano anche, come ovvio che sia, animelle e abbacchio romano. Tra i dolci spicca la crema al limone di Mamma Luisa, quella che lo chef del ristorante era solito mangiare da bambino per merenda, preparata rigorosamente secondo la tradizione materna.

Assolutamente consigliato!
I prezzi in media vanno dai 25 ai 35 euro a persona.


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *